Ecoparco di Vezzano

Flora del parco

All’inizio del secolo scorso l’area dell’odierno Parco era decisamente un paesaggio deserto e dissestato, soggetto a frane periodiche, che impedivano qualsiasi tipo di coltivazione e causavano l’interruzione della strada statale 63. Fu il Corpo Forestale dello Stato ad affrontare per primo il problema dando seguito ad interventi di piantumazione che, dall’inizio del 1900 fino agli anni ‘50, hanno interessato il futuro Parco. Da allora il terreno si sta lentamente trasformando, permettendo un reinserimento spontaneo di essenze locali. Punto di arrivo del piano intrapreso sarà la completa sostituzione della pineta con vegetazione autoctona, ricorrendo a diradamenti e tagli selettivi che incentivino il ritorno al tipico bosco di latifoglie della prima collina reggiana.

Cipressi
Facilmente riconoscibili sono il cipresso (Cupressus sempervirens), dalla forma slanciata e ricchi di piccole pigne tonde, che, oltre a donare un tocco di eleganza ad alcune aree della pineta, aiutano con le loro radici  a stabilizzare i terreni franosi.
Di dimensioni contenute sono le piante di ginepro (Juniperus communis), ricche di bacche e di foglie aghiformi raggruppate in ciuffetti di tre.

Pini
L’essenza scelta per “bloccare” la frana fu il pino nero d’Austria. Di conseguenza la grande pineta che si estende su buona parte del territorio del parco è costituita essenzialmente da pino nero (Pinus nigra), specie vegetale molto frugale e resistente. Gli esemplari possono superare i 30 m di altezza con chiome irregolari formate da foglie aghiformi appaiate.
Pur comparendo sporadicamente, il pino silvestre (Pinus sylvestris) ci testimonia la sua presenza autoctona con esemplari che possono raggiungere anche i 40 m di altezza, caratterizzati da rami spaziati e posti nella parte alta del tronco.

Foglie e fiori
Tra gli alberi si notano le foglie lobate dell’acero campestre (Acer campestre) e quelle composte dell’orniello (Fraxinus ornus), il profumo stagionale dei fiori del biancospino (Crataegus spp.), mentre, tra gli arbusti, il prugnolo (Prunus spinosa), la sanguinella (Cornus Sanguinea), il ligustro (Ligustrum vulgaris) e la rosa canina (Rosa canina) colorano i cespugli con il blu e il rosso delle loro bacche.

Querce
L’esistenza degli antichi grandi boschi collinari è ricordata dalla presenza di vari esemplari di quercia, in particolare roverella (Quercus pubescens) e cerro (Quercus cerris), che costituiscono, con le loro ghiande, un ottimo rifornimento di cibo per molti animali del parco.

Siepe
Con il termine “siepe” si vuole indicare un insieme di piante, per lo più allineate, che svolgono compiti di protezione e confine. Da un punto di vista ecologico assume un significato più ampio: si tratta sempre di una barriera, ma invece di separare le aree limitrofe, le unisce, dando vita ad un ambiente molto ospitale, nel quale conferiscono e vengono a contatto molte specie animali. Per questa condizione di fascia di transizione, la siepe viene definita “ecotono” e rappresenta un piccolo ecosistema tra i più importanti per la tutela della biodiversità del nostro territorio. Tipiche essenze da siepe sono le già citate biancospino, rosa canina, prugnolo, ma non bisogna dimenticare il viburno (Viburnum lantana e opulus), la frangola(Rhamnus frangula) e la fusaggine (Euonymus europaeus), chiamata anche cappello del prete per la forma dei suoi frutti.